Pensami…
Il binomio corpo-mente, l'AI e l'eterno confronto tra umano e artificiale.
Le bussole di mercato: gli indicatori di forza
In apertura, la forza relativa dei principali indici azionari e obbligazionari: ciascun mercato è messo a confronto con l'andamento delle proprie medie e la sua forza è espressa su una scala da 0 a 100, letta in tre fasce: debole sotto 30, neutrale fra 30 e 70, forte da 70 in su.
S&P 500
80Nikkei 225
67Euro Stoxx 50
38Treasury 10 anni
55High Yield
52Debole 0–30Neutrale 30–70Forte 70–100
Nell'azionario passa in testa l'S&P 500, unico indice in fascia forte (80); seguono in fascia neutrale il Nikkei 225 (67), che la settimana scorsa guidava, e l'Euro Stoxx 50 (38). Nell'obbligazionario la settimana segna un recupero: i Treasury a 10 anni (55) e l'High Yield (52) risalgono dalla fascia debole a quella neutrale.
Valori alla chiusura di venerdì 9 ottobre 2026. Le bussole sono una fotografia tecnica della forza relativa: descrivono l'andamento recente rispetto alle medie, non anticipano quello futuro.
Cari Lettori,
a coloro che tra voi possono definirsi «diversamente giovani» sarà probabilmente venuto in mente il refrain di una canzone interpretata da Julio Iglesias, protagonista di un romanticismo, talvolta un po' melenso, tradotto in musica qualche decina di anni fa.
Con il corpo e con la mente
Ma a noi interessa, più che il titolo, una strofa di quella canzone: «…con il corpo e con la mente…»: un legame indissolubile tra pensiero e fisicità che, fin dai tempi antichi, ha visto la mens sana accompagnarsi a un corpore parimenti efficiente. Per noi umani è un dato imprescindibile, ma cosa accade quando quel corpo non è fatto di fibre muscolari e organi, ma di leve meccaniche e sensori?
Stiamo parlando dei robot cosiddetti «umanoidi», dotati di fattezze simili ai nostri due arti e sempre più presenti nella nostra quotidianità, proposti come supporto ad attività faticose o come moderna compagnia domestica. Se per una persona il binomio tra pensiero e azione fisica è coordinato da miliardi di neuroni, per un robot il centro decisionale si evolve oggi grazie all'Intelligenza Artificiale, che tenta di emulare i nostri processi cognitivi.
Le quattro facoltà di un automa moderno
Un «automa» moderno deve possedere alcune caratteristiche fondamentali:
Visione e ambiente CNN
Convolutional Neural Networks per il riconoscimento e la navigazione nello spazio circostante.
Motion planning RL
Reinforcement Learning per tracciare percorsi ottimali ed evitare gli ostacoli dinamici.
Controllo motorio PPO
Proximal Policy Optimization per dosare forza e precisione nei movimenti articolati.
Elaborazione dati ML/DL
Algoritmi di Machine e Deep Learning per risolvere compiti complessi e imprevedibili.
Ce ne perdonerete l'adozione di sigle e nomenclature ancora ostiche ai più, ma la loro frequenza diventerà presto familiare: tanto vale abituarsi.
Il varco tra carne e silicio
Il varco tra carne e silicio, del resto, non affascina solo la tecnica ma interroga da sempre la narrazione. Già la fantascienza visionaria di Philip K. Dick in «Ma gli androidi sognano pecore elettriche?» aveva intuito come la simulazione della vita si sarebbe trasformata in una disperata ricerca di identità. Una volta compiuto l'apprendimento, tuttavia, il nostro alter ego elettronico non si limita a replicare schemi: deve ricordare, accumulare esperienza e adattarsi a contesti mutevoli, ricalcando quel percorso evolutivo che per l'uomo ha rappresentato la chiave di volta (Darwin docet).
«Io non voglio essere una cosa, voglio essere vivo.»
In questo scenario di crescente attendibilità, le macchine imparano a decodificare le nostre parole, a riprodurle con timbri metallici e, soprattutto, a captare le nostre sfumature emotive — intuendo gioie o tristezze — per regolare di conseguenza le proprie risposte. Quando la macchina cessa di essere semplice calcolatore e accenna a una propria «psiche», il pensiero corre ai grandi archetipi del passato: da HAL 9000 in 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick («Ho paura, Dave»), fino alla struggente e perturbante attualità di Black Mirror.
Sapere quando fermarli
Oltre la sfera affettiva, l'utilità pratica dei robot è già oggi innegabile: presidiano i contatti con la clientela nella logistica e nel settore bancario, esattamente come i sistemi di guida autonoma sulle nostre strade. Svolgono mansioni ripetitive o pericolose per l'incolumità umana, preservandoci dai rischi fisici.
Eppure, questo processo di delega e sostituzione cela un limite invalicabile. Se il robottino dovesse un giorno accorgersi che la nostra intelligenza biologica arranca al confronto con la sua velocità di calcolo, la situazione volgerebbe al peggio: l'uomo deve saper comprendere quando fermarsi e, soprattutto, quando fermarli.
Non sono un robot
A restituirci un sorriso venato d'ironia, in questo futuro che corre veloce, resta un paradosso quotidiano: prima di accedere a qualunque portale tecnologico avanzato, ci viene ancora chiesto di spuntare una casella per dimostrare di non essere dei robot. Dimostrando che, in fondo, persino i sistemi digitali hanno imparato a diffidare dei propri simili… proprio come facciamo noi, umanissimamente, nei confronti di qualcuno dei nostri fratelli in carne ed ossa.
Ci assomigliano sempre più, non c'è che dire…
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