Non è un allarme, è aritmetica: chi lavora oggi andrà in pensione più avanti e con un assegno che vale una quota minore dell'ultimo stipendio. La differenza la si copre solo cominciando presto.
Quanto prenderai, rispetto a quanto guadagni adesso. Finché resta un'idea vaga, la previdenza integrativa sembra una spesa rimandabile. Quando diventa un numero, di solito la conversazione cambia tono.
Da lì si ricava la parte mancante, e quanto va accantonato ogni mese per colmarla nel tempo che resta.
Lasciarlo in azienda è una decisione tanto quanto spostarlo: cambia come si rivaluta e cambia cosa ne resta alla fine. Molti scoprono di aver scelto senza accorgersene.
È una delle prime cose che vale la pena guardare, perché non richiede di mettere un euro in più: riguarda denaro che stai già accantonando.
I versamenti alla previdenza complementare sono deducibili entro un limite annuo, e questo cambia il costo reale dell'operazione. Non è il motivo per cui si fa — il motivo è la pensione — ma è un pezzo del conto che va messo sul tavolo.
No, ma cambia la strategia: con meno anni davanti conta di più quanto si versa e meno il tempo. È il motivo per cui rimandare ancora costa più di quanto sembri.
La previdenza complementare prevede casi di anticipazione e di riscatto, con regole e tassazioni proprie. Sono vincoli veri e vanno conosciuti prima di firmare, non dopo.
Le forme pensionistiche complementari di natura assicurativa rientrano nell'attività di intermediazione svolta da Gilles, iscritto al RUI in sezione E. Estremi di iscrizione →